covid 19AIUTO, e adesso come faccio?

Questo è ormai l’interrogativo ricorrente in un periodo delicato come quello dell’allarme COVID 19

Inizialmente, la crisi legata alla diffusione dell’epidemia da Covid 19 ha creato una situazione assai confusa che si è anche evoluta molto rapidamente. Le persone hanno incominciato a terrorizzarsi pensando addirittura di essere dinnanzi alla fine del mondo e le notizie vomitate dai social, dai media e quant’altro, hanno in qualche modo generato un panico ormai ricorrente.

E’ una dimensione assolutamente nuova, sconosciuta, nella quale ci barcameniamo tra dati sovrapponibili e la circolazione incontrollata di fake news.

Nelle fasi iniziali di tutti i contesti di crisi, sebbene non si possa ancora pianificare un bilancio dell’efficacia delle misure adottate nel contenimento della diffusione della pandemia, una cosa è certa: la quarantena di massa, il cosiddetto lockdown, è la PAURA. La paura di infettarsi, la paura di infettare. La paura per i figli, parenti e amici.

In primis, le rigide misure adottate hanno assunto un grande valore simbolico, indicando fin da subito il peso delle Autorità, nell’attesa che ritenessero grave la situazione e che questa potesse peggiorare precipitosamente. Tutto questo ha indebolito indubbiamente la fiducia di coloro che risiedono all’interno di tutte le aree soggette a contagio. La quarantena poi, come l’isolamento sociale si associa per definizione alla perdita di controllo e alla sensazione di sentirsi in trappola. Per questo fenomeno di massa, rischiamo quindi di avere un impatto psicologico molto significativo, atto a peggiorare di gran lunga il tema della paura, dell’incertezza e della stigmatizzazione. Fenomeno assolutamente rischioso, perché rivolto a tradursi in barriera dinnanzi all’accesso alle cure mediche e psicologiche che ognuno di noi dovrebbe ottimizzare lungo tutto il decorso di questa vita, soprattutto di questa così incerta.

Il 48% degli italiani nel periodo Covid ha preferito rinviare visite mediche non urgenti per paura del contagio e per rischi avvertiti nel recarsi in ospedale o in ambulatorio. Il 12% le ha rinviate. Per minori disponibilità economiche ecc…

Un problema vero è poi riuscire a intuire quali delle visite mediche possano essere fondamentali da mantenere da quelle meno urgenti, o peggio ancora quali possano essere i trattamenti o gli interventi più importanti da recuperare durante questo periodo così complesso.

Che rapporto c’è tra chirurgia plastica e Covid-19?

Visto il contesto di questo sito, la domanda nasce spontanea: che cosa c’entra la chirurgia plastica con il coronavirus?

Troppo spesso tendiamo a sminuire il concetto di sanità, applicando questo a discipline che apparentemente sembrano essere non fondamentali per la nostra salute, come ad esempio la chirurgia plastica ricostruttiva e la medicina estetica.
Invece, al contrario di ciò che si può pensare, queste ultime sono le branche della medicina che apportano un valore importantissimo in questo contesto. Servono per salvare letteralmente la pelle dei pazienti ricoverati. Pazienti che, tra le innumerevoli problematiche, possono incappare anche in piaghe da decubito, necrosi cutanee e lesioni alle labbra a causa del sondino.

Con gli interventi di chirurgia estetica praticamente sospesi e quelli di ricostruttiva limitati alle urgenze (oncologiche, in genere), oggi molti chirurghi plastici sono al lavoro come volontari nei reparti in cui sono ricoverati pazienti con coronavirus. Dopo rapidi corsi di formazione e seguendo le indicazioni dei colleghi in corsia, aiutano a somministrare terapie e a svolgere esami ai degenti per Covid-19, oltre a tranquillizzarli e a metterli in contatto con i parenti.

Inoltre, l’intervento di questi medici serve a limitare danni estetici di cui la persona beneficerà una volta guarita. Nonostante nel quadro generale della patologia possano apparire un problema minore, che non compromette la vita del paziente, i danni alla pelle, se non trattati, rischiano di lasciare cicatrici. E spesso riguardano il volto.

Il nuovo coronavirus SARS-coV-2, con il suo arrivo nel nostro Paese, ha invaso il nostro tempo, il nostro spazio, le nostre relazioni, conquistando le prime pagine di giornali, telegiornali e siti web. Si è verificato quindi un contesto in continua evoluzione, che sfugge alla possibilità di essere controllato.

Il proliferare delle preoccupazioni è dovuto anche all’inadeguatezza delle informazioni: spesso è l’incertezza e la contraddittorietà che fa permanere l’ansia piuttosto che la paura della malattia in sé.

Dobbiamo però imparare anche a non farci cogliere troppo dalle inutili preoccupazioni, placando la nostra ansia con il desiderio di tornare alla normalità come antidoto alla paura.

Molto spesso, l’antidoto migliore è proprio l’annullamento della paura, al fine di ottimizzare il più possibile una condizione di tutela di noi stessi. Dobbiamo ricordarci questo per sentirci efficaci.

Ovviamente la chirurgia plastica ricostruttiva e la medicina estetica, viste sotto l’aspetto di una più superficiale visione di supporto sanitario, mirata quindi più ad un risultato di estetica, per cui soprattutto atto a mantenere la bellezza della pelle o alla miglioria chirurgica di alcune delle nostre parti più delicate, non sono interventi indispensabili in un momento così critico, ma non dobbiamo perdere di vista comunque il mantenimento di alcuni trattamenti come la costanza di poterli mantenere eccellenti a noi stessi.

Per questo motivo viene facile pensare che alla fine di tutta questa pandemia ci sarà un boom di ritocchi, se pur nel frattempo cercheremo di mantenere la pelle al meglio possibile della sua natura.

In un tempo, speriamo a questo punto non troppo remoto, riprenderemo l’abitudine di uscire di casa con molta più facilità e ritroveremo il coraggio di guardarci in faccia e sotto gli abiti.

L’impatto più traumatico sarà sicuramente quello con lo specchio

medicina esteticaAppesantiti da lunghe settimane di sedentarietà ed esperimenti culinari, tra lieviti e farine, orfani inconsolabili di parrucchiere ed estetiste, ci vedremo orribili e vorremmo ripartire dall’immagine. Un aspetto non da poco, almeno psicologicamente. Il bisogno di ognuno di noi di ricominciare a vivere facendo tesoro del nostro aspetto, ci condurrà sempre di più verso la direzione della miglioria di noi stessi. Per questo i ritocchi saranno necessari e assisteremo quindi ad un’esplosione di punture e liposuzione.

Ci sarà un fermento tale che stupirà persino gli addetti del settore oltre che noi stessi. Il desiderio di cambiare placherà di gran lunga il retropensiero di questo periodo così limitante e ci indurrà a voltare pagina dopo un momento così brutto.

La voglia di tornare a vivere, socializzare, pensare al futuro, sfogare energia e desideri repressi ci prevarrà notevolmente e naturalmente. Cominceremo con le cose più semplici, filler e botulino, per poi cominciare magari nuovamente a valutare interventi più invasivi, come ad esempio le liposuzioni, atte a ridurre gli accumuli di grasso localizzato nei punti critici. Un tagliando di bellezza sventolato in vista di una possibile prova-bikini che forse non avremo mai la fortuna di sfoggiare ma che nessuno ci vieta di continuare a sognare che arrivi in un tempo non troppo lontano.

La prevenzione prima di tutto

Per fortuna oggi, negli ospedali, le unità di terapia intensiva non sono del tutto in emergenza come prima, quindi si potrà ripartire, se pur sempre con molta attenzione e quindi adottando tutte le misura del caso.

Per tutelare al 100% la sicurezza dei pazienti serviranno ovviamente molte precauzioni. La prima regola sarà il rispetto assoluto del distanziamento sociale, fissando quindi appuntamenti molto ben distribuiti nel tempo, al fine di non intasare le sale di aspetto. La disponibilità di gel igienizzanti per gli assistiti e di dispositivi di protezione per gli addetti ai lavori quali mascherine, guanti, occhiali e visiere, non mancheranno.

I medici ce la metteranno tutta ovviamente per soddisfare le esigenze dei propri pazienti, ma devono anche questi ultimi avvertire la stessa cura volta alla propria responsabilità di sicurezza. Senso di responsabilità quindi e rispetto dovranno capeggiare continuamente ed essere un imperativo assoluto per tutti.

Nel frattempo, in attesa di velocizzare il più possibile la possibilità di ritornare alla normalità, si consiglia vivamente di non allarmarsi più del dovuto.

Le cliniche specializzate e gli ambulatori capeggiati dai più valenti e scrupolosi professionisti, saranno assolutamente in grado di proteggere i propri pazienti senza rischio alcuno, o perlomeno non più di quello che ovunque, nei meandri della vita di tutti noi, è presente. Il momento è critico per tutti, ma bisogna cercare di usare intelligenza e attenzione nel modo giusto, lontano da isterie o paure infondate.

Conclusioni

Il Coronavirus ha stravolto completamente il nostro modo di vivere e la nostra quotidianità tanto rassicurante ci ha fatto traballare e ci ha obbligato a interrompere sequenze di vita prima ritenute naturali e scontate. Avere paura è normale perché quando dobbiamo affrontare una situazione sconosciuta ci sentiamo particolarmente vulnerabili, ed è qui che l’ansia e il panico possono avere il sopravvento.

Ricordiamoci che l’uomo è un animale sociale e come tale sopravvive solo all’interno di una società.  La forza di una società organica come la nostra è di essere composta da persone con una diversa specializzazione lavorativa, tale specializzazione ci permette di affidarci a persone che hanno competenze appropriate, valenti e che ci aiutano a superare le difficoltà.

Avvaliamoci di queste persone quindi e facciamo riferimento solo a informazioni veritiere ed evitiamo il sovraccarico di notizie spropositate e dubbie nella loro veridicità.

Diamo un senso a questo momento ma senza esagerare. Non siamo stati preparati per fronteggiare emergenze di questo tipo, ma ricordiamoci sempre che l’uomo per sua natura si adatta sempre, lo hanno fatto i nostri nonni in tempo di guerra e lo faremo noi oggi.

Insomma, anche se il Coronavirus ci ha stravolto la vita noi non complichiamocela ulteriormente.

Ripetiamo a noi stessi: “l’uomo è in grado di adattarsi e di trovare situazioni adeguate ai problemi, lo è sempre stato fin dalla sua comparsa”.

Per fare questo però dobbiamo essere in forma e sentirci in forma innanzitutto. Daremo sicuramente la priorità alle cose più urgenti e importanti, ma ricordiamoci soprattutto che se noi non saremo OK neppure gli altri lo saranno. La tendenza, quindi, sarà perdere e la “paura” è il tramite peggiore per farlo.

Calma e fermezza, serietà e dedizione innanzitutto alla nostra pace mentale, ci aiuteranno a riportarci alla normalità senza la paura di farci visitare e ottimizzare così il nostro stato psicofisico, cosa davvero essenziale per vincere e senza troppo rischiare.