Rapporto medico-paziente

Rapporto medico-paziente

Rapporto medico-paziente

Secondo Cittadinanzattiva, una organizzazione non-profit fondata nel 1978, otto cittadini su dieci segnalano da parte dei medici poca sensibilità nell’ascolto o poca empatia, uno su tre trova nel medico scarsa disponibilità a orientarlo tra i servizi, uno su 4 afferma che il professionista si confronta con un linguaggio troppo tecnico e poco comprensibile.

Un dato davvero allarmante se consideriamo la delicatezza e l’importanza del fenomeno “salute”.

E’ fondamentale sostenere una medicina delle relazioni che ben conosca la malattia, ma che sia anche capace di intromettersi delicatamente nel vissuto del paziente creando una giusta alleanza comunicativa e terapeutica tra il professionista della salute e il paziente.

Un tempo esistevano la malattia, il dottore, il farmaco, ma oggi, lo studio della psicologia, l’innovazione e gli innumerevoli nuovi metodi, permettono, dopo la diagnosi, di avvalersi anche dell’esperienza del paziente per far forza sulle sue scelte consapevoli e sulla sua collaborazione per migliorare il percorso terapeutico. Sono importanti strumenti questi che il medico dovrebbe utilizzare nel momento in cui un paziente varca la porta del suo studio, ma purtroppo non sempre è così.

La cronaca di questi anni denuncia spesso, a volte giustamente a volte ingiustamente, casi di inadempienza da parte dei medici, ma è anche vero che il paziente stesso si avvale di notizie non certificate in rete e non sempre si rivolge ad uno specialista per avere informazioni in merito alla propria salute, adottando metodi fai da te o rivolgendosi a professionisti non abilitati. Il consulto in rete può sicuramente rendersi utile per approfondire la propria informazione, ma non può prescindere dalla selezione di un medico qualificato e referenziato, con una specializzazione pertinente e riconosciuta nell’ambito di una specifica problematica.

Nel caso specifico della chirurgia plastica l’argomento è di estrema serietà e va trattato con grande competenza e consapevolezza da parte di entrambi poiché entra nel merito del rispetto dei bisogni psicologici ed emotivi del paziente che lo spingono alla scelta di migliorarsi.

E’ importante per il medico saper ascoltare il paziente quando descrive il suo problema, quali vissuti emotivi lo hanno spinto alla richiesta del suo intervento, quali enfatizzazioni ha del proprio aspetto, quali sono le sue paure, le sue speranze, le sue temute delusioni, quanto investe emotivamente sulla risoluzione del suo problema, quale è la sua vita (origini, istruzione, lavoro, famiglia).

Il medico deve saper essere obiettivo e distaccato e cioè deve essere privo di pregiudizi nei confronti del paziente che magari presenta stili di vita, attitudini e valori diversi da lui, anche in quei casi che, in situazioni non mediche, potrebbe giudicare negativi: qui il medico deve porre particolare attenzione al suo comportamento affinché la principale motivazione delle sue azioni rimanga, comunque e sempre, l’interesse del paziente.

E’ fondamentale per il medico saper comunicare, attraverso la sua disponibilità e l’espressione di un’attenzione sincera, spiegando con chiarezza al paziente attraverso un linguaggio accessibile e semplice, come procederà l’iter diagnostico e terapeutico, chiarendo il significato di esami, indagini strumentali, procedure, con tutti gli eventuali rischi che queste potrebbero comportare. Non deve mai promettere risultati inottenibili, ingannando le aspettative del paziente. Il medico deve essere vicino al suo paziente e deve farlo sentire seguito, protetto, consigliato con amabile e onesta sincerità. Soltanto l’empatia del medico potrà realizzare, insieme a quanto detto sopra, quell’alleanza terapeutica indispensabile durante l’intero percorso di cura.

“Il medico migliore potrà avere solo un paziente; ogni uomo è una storia clinica.”
Friedrich Nietzsche

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Lifting facciale

Lifting facciale

Lifting facciale

Con l’avanzare degli anni il volto subisce inevitabilmente un cambiamento: i profili si rilasciano, gli occhi si socchiudono e pian piano si infossano, il collo diventa testimone della nostra età attraverso un evidente cedimento cutaneo. Si perde la canonica bellezza della gioventù e guardarci allo specchio può spingerci alla ricerca di chirurghi eccellenti da contattare per ritrovare la freschezza perduta.

Nulla è controindicato quando si decide di ricorrere alla medicina e alla chirurgia estetica, se l’obbiettivo resta quello di andare a migliorare quelle parti graziose che già ci appartengono, ma che stanno cambiando, restando comunque lontani dall’ossessione della “perfezione”.

Il lifting facciale è un intervento che permette di ritrovare la freschezza di un viso senza alterarne l’aspetto, restituendo il tono cutaneo perso con il naturale processo di invecchiamento, con un dimagrimento eccessivo o con una troppo frequente e prolungata esposizione ai raggi solari. Le nuove tecniche di riposizionamento dei tessuti fanno sì che questo intervento sia diventato sempre meno invasivo, ma resta un intervento di alta chirurgia il cui scopo è il miglioramento dell’aspetto del viso, senza alterarne la fisionomia. L’azione del chirurgo non è più solo limitata alla pelle, come avveniva anni fa, ma arriva in profondità ottenendo un risultato più naturale e duraturo. Il risultato è più naturale in quanto agendo anche sul tessuto muscolare in modo corretto, attraverso vettori di trazione verticali, è possibile evitare un’eccessiva tensione sulla pelle evitando quei volti stirati e finti tipici di molti lifting del passato. I tessuti ed i muscoli del volto, che hanno ceduto, vengono riposizionati e, dove necessario, si procede con la rimozione del grasso e della cute in eccesso. Il grado di miglioramento varia da soggetto a soggetto ed è influenzato dalle condizioni fisiche della cute, dal grado del danno prodotto dalle radiazioni solari, dalle strutture ossee sottostanti e da una varietà di altri fattori. L’intervento di lifting diviene quindi personalizzato in funzione dell’area facciale che si vuole correggere maggiormente.

L’intervento viene eseguito in anestesia generale. Le incisioni vengono per lo più nascoste tra i capelli: partono dalle tempie, scendendo sul bordo anteriore dell’orecchio, risalgono dietro di esso e raggiungono in alto l’attaccatura dei capelli per poi tornare vicino alla nuca. I muscoli mimici vengono messi in tensione, si rimuove il grasso in eccesso e si asporta la pelle eccedente. L’intervento si chiude con una sutura molto accurata ed una medicazione modellante modicamente compressiva che viene rimossa il giorno successivo all’intervento (in genere è sufficiente un ricovero di una notte). L’aspetto del volto si normalizza nell’arco di due settimane, momento in cui gonfiore ed ecchimosi sono scomparsi ed è possibile la ripresa della normale attività sociale. I risultati ottenuti soddisfano sempre molto i pazienti anche perché, se l’intervento si è svolto correttamente, le cicatrici risultano essere quasi invisibili.

Per chi non vuole sottoporsi ad un intervento di chirurgia estetica impegnativo come il lifting, è possibile ricorrere al mini-lifting.

Il mini-lifting, infatti, è un intervento meno invasivo rispetto al lifting vero e proprio, in quanto si esegue solamente a livello del terzo medio del volto e/o del collo e, per tale ragione, può essere utile per risollevare e tonificare guance zigomi e collo. Il mini-lifting è generalmente consigliato a pazienti che hanno mantenuto una buona elasticità cutanea. Ai pazienti più giovani con rughe ed inestetismi del tempo poco marcati si consiglia di ricorrere invece a trattamenti di medicina estetica meno invasivi, come il filler e la tossina botulinica.

La vera bellezza di un volto risiede nella sua naturalezza”, così afferma il Dr. Luca Spaziante, chirurgo plastico, esperto in medicina estetica. Da questo concetto deve nascere la ricerca di un professionista eccellente che sappia valutare il singolo caso impedendo di cadere nella trappola di chi vorrebbe assomigliare ad attrici o soubrette o rispecchiare l’ideale del proprio partner, perdendo di vista i propri reali margini di miglioramento col rischio di cancellare la propria individualità.  L’esagerazione non è facilmente accettabile all’occhio di chi la osserva perciò è bene ispirarsi unicamente alla “propria” bellezza per poterla davvero migliorare.

Oscar Wilde diceva che “Il volto di un uomo è la sua autobiografia. Il volto di una donna è la sua opera di fantasia”. Il volto trattato da un bravo chirurgo plastico deve essere la sua opera d’arte.

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Il trattamento PRP, elisir di freschezza per viso e capelli

Il trattamento PRP, elisir di freschezza per viso e capelli

Il trattamento PRP, elisir di freschezza per viso e capelli

È bello crescere per i bimbi, è soddisfacente sentirsi maturi per gli adolescenti, perché in questi periodi la vita e la vitalità esplodono. Ma per un adulto non è altrettanto entusiasmante vedersi invecchiare perché l’invecchiamento implica un’implosione della nostra energia, della nostra esuberanza e anche della nostra bellezza. Ognuno di noi vorrebbe trovare un elisir capace di portare la propria vita all’infinito, ma solo a patto di non cambiare mai.

La bellezza in tutte le epoche ha avuto un ruolo fondamentale nella comunicazione emotiva degli esseri umani, uomini o donne che fossero. Filosofi, poeti, scrittori e pittori fin dagli arbori dei tempi hanno arricchito le loro opere di bellezza cercando di darne, attraverso frasi o raffigurazioni, una definizione logica e di trasmetterla come oggetto di meritata e degna contemplazione, appagando gli animi di chi la riceveva. Dostoevskij diceva che “L’umanità può vivere senza la scienza, può vivere senza pane, ma soltanto senza la bellezza non potrebbe più vivere, perché non ci sarebbe più niente da fare al mondo!… La scienza stessa non resisterebbe un minuto senza la bellezza”.

Ed ecco allora che la scienza deve sostenere la bellezza e aiutare chi non vuole perderla perché secondo alcune ricerche, chi non si sente addosso la propria età anagrafica ha più probabilità di vivere una vita lunga e appagante. Uno dei segreti della giovinezza sta sicuramente nel mantenere la mente elastica e il corpo attivo e nel vivere una vita sociale dinamica, ma un altro importante segreto sta proprio dentro di noi e la scienza lo ha scoperto.

Negli ultimi anni si sono sempre più sviluppati ed approfonditi gli studi sui fattori di crescita che il nostro organismo produce. Le nuove scoperte sull’importanza e sul ruolo di questi fattori ha creato un crescente interesse per un loro possibile utilizzo terapeutico. Il termine “fattore di crescita” (spesso usato nella forma inglese “growth factor”) si riferisce a proteine capaci di stimolare la proliferazione e la differenziazione cellulare. Il Platelet-Rich Plasma, plasma arricchito in piastrine, comunemente indicato con l’acronimo P.R.P., è un prodotto di derivazione ematica studiato da numerosi anni in diverse branche della medicina, tra le quali la medicina estetica, il cui razionale d’uso risiede nel fatto che le piastrine, di cui è ricco il P.R.P., rilasciano  numerose sostanze che promuovono la riparazione tissutale e influenzano il comportamento di altre cellule modulando l’infiammazione e la neoformazione di vasi sanguigni. Le piastrine infatti giocano un ruolo fondamentale nel mediare la guarigione del tessuto danneggiato grazie alla capacità di liberare diversi tipi di fattori di crescita. I granuli contenuti nelle piastrine sono anche una fonte di altre proteine (le citochine”) variamente coinvolte nello stimolare la proliferazione e la maturazione cellulare, nel modulare l’infiammazione e attivare altre cellule regolando i processi rigenerativi.

Il PRP si ottiene grazie a una tecnica che prevede la centrifugazione del sangue autologo (cioè prelevato dallo stesso paziente) all’interno di un processo che termina con la produzione di una parte di plasma ad alta concentrazione di piastrine. È utilizzato da diversi anni, con successo, come rigenerante di tessuti danneggiati, nella chirurgia maxillo-facciale, in odontostomatologia, in oculistica, in ortopedia, nella terapia di ulcere cutanee croniche e nella medicina estetica

In ambito estetico il campo d’azione è particolarmente vasto e rientra nel grande capitolo della Medicina Rigenerativa. L’utilizzo del PRP è legato per esempio al trattamento dei tessuti cutanei e sottocutanei per migliorare soprattutto la zona oculare e perioculare, le guance e le pieghe cutanee del collo, donando al viso un aspetto più fresco, ringiovanito e tonificato. Il PRP viene utilizzato a livello del volto anche come terapia rigenerativa molto efficace in esiti di acne e cicatrici.

Il PRP si sta rivelando inoltre come una delle migliori metodologie per curare i capelli: funziona grazie alla versatilità e all’efficacia nel potenziamento dei processi di autorigenerazione e riesce a bloccare la perdita di capelli e a indurre una discreta ricrescita nel giro di poche sedute. Le indicazioni che hanno portato al suo impiego in questo campo sono state sia teoriche che sperimentali attraverso studi scientifici pubblicati a partire dal 2013. 

Recentemente è stato scoperto che le cellule staminali della zona del “bulge”, nei follicoli di pazienti affetti da calvizie, sono in arresto funzionale, cioè sono bloccate in uno stato di “riposo” in attesa di ricevere un segnale di attivazione. Il PRP, solo quando evoluto e adattato al singolo caso, è in grado di fornire lo stimolo di attivazione in quanto alcuni dei fattori di crescita che contiene sono il segnale fisiologico per indurre le cellule staminali a rientrare nel ciclo cellulare e replicarsi.

Le staminali attive del follicolo possono tornare a svolgere la loro funzione e ripristinare il ciclo fisiologico di crescita del capello rigenerando il follicolo e riportandolo ad essere sano e funzionante.

È opportuno però specificare che non tutti i PRP hanno la stessa efficacia perché, sebbene possa sembrare una pratica semplice e unica, esiste in realtà una differenza importante tra vari tipi di applicazioni che può determinare il successo o l’insuccesso del metodo. 

Dopo il prelievo di sangue, viene ricavata la formula concentrata che sarà iniettata su più punti del cuoio capelluto. A 8 mesi dal trattamento il buon risultato sarà già ben visibile: i capelli che erano più sottili risulteranno più forti. Il risultato si potrà dire completato dopo un anno ma saranno necessari cicli di mantenimento.

Potrebbe apparire davvero come una pozione dalle virtù terapeutiche e miracolose, questo elisir che viene da dentro e che il nostro stesso corpo ci regala annullando i rischi di effetti collaterali. Può riportarci naturalmente a quella bellezza che pensavamo perduta e che invece potremo rivedere in noi con ammirazione.

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Ringiovanimento della parte superiore del volto

Ringiovanimento della parte superiore del volto

Ringiovanimento della parte superiore del volto

C’è sempre stato, all’interno di un gruppo, di una classe o di una microsocietà chi a 35 anni sembra ancora un ragazzo e chi sembra quasi un pensionato. Ma non si tratta solo di atteggiamenti o modi di porsi e di vestirsi. La questione è più articolata e riguarda proprio l’invecchiamento biologico dell’organismo che avviene a un tasso diverso per ognuno di noi.

Per le donne il problema dell’invecchiamento si manifesta sfacciatamente soprattutto a livello della parte superiore del volto e contrastare il processo di invecchiamento del viso rappresenta soprattutto per loro un desiderio e un tentativo che trova origini molto lontane, nella storia degli esseri umani. Impossibile non restare affascinati dall’elaborato maquillage delle donne (e degli uomini) dell’Antico Egitto: i reperti archeologici mostrano l’uso di colori vivi, brillanti, talmente vividi e belli da far invidia alle migliori case cosmetiche attuali e che dovevano riuscire a coprire le imperfezioni dando al volto un aspetto unico, curato e giovane.

L’invecchiamento cutaneo è un processo legato ad alterazioni fisiologiche provocate da molte e diverse situazioni: la diminuzione progressiva di idratazione cutanea, la comparsa delle prime micro-rughe, una riduzione dell’elasticità, l’ipercheratosi e la comparsa di macchie iper-pigmentate (o macchie senili).

Esiste purtroppo un invecchiamento cronologico collegato a fattori genetici che solitamente comincia dopo i 25 anni, per manifestarsi più chiaramente dopo i 40 anni. In questa fase comincia a diminuire la capacità proliferativa delle cellule dell’epidermide che, di conseguenza, inizia ad assottigliarsi. Si riducono il numero e l’attività dei melanociti, cioè le cellule incaricate a produrre la melanina, pertanto la sensibilità cutanea all’esposizione solare aumenta sensibilmente e il pericolo di scottature con danno attinico è molto più elevato. Anche il numero e la funzionalità dei fibroblasti subisce un duro colpo perciò il tono e l’elasticità della pelle diminuiscono, così come l’acido ialuronico, il collagene e l’elastina naturalmente presenti nel derma.

Ma esiste anche l’invecchiamento dovuto a fattori ambientali e allo stile di vita: l’esposizione prolungata ai raggi solari può accelerare il processo di photo-aging (o foto-invecchiamento) e l’inquinamento atmosferico può aggredire la pelle diminuendone l’ossigenazione così come il fumo di sigaretta. In queste situazioni è assai probabile il manifestarsi di un’iper-pigmentazione cutanea che può iniziare con la comparsa di lentiggini che successivamente possono evolvere in vere e proprie macchie senili.

La comparsa delle rughe viene visto dalle donne, e sempre più anche dagli uomini, come l’inizio del processo d’invecchiamento, ma in realtà esistono rughe d’espressione definite “dinamiche” che sono il risultato della nostra mimica facciale e si possono manifestare anche prima dei 25 anni perchè determinate dalle abitudine espressive che ognuno di noi possiede, spesso da anomale ed involontarie contrazioni muscolari. A differenza di quest’ultime esistono invece delle rughe dovute all’età, cosiddette “statiche”, che sono invece strettamente legate al trascorrere del tempo e compaiono fisiologicamente dopo i 30 anni, quando la produzione di acido ialuronico, collagene ed elastina inizia a diminuire.

Il volto nel suo insieme e lo sguardo in particolare, sono per ogni donna e uomo un importantissimo strumento di relazione e di connessione con le altre persone in ogni ambito, da quello lavorativo con colleghi e interlocutori, a quello privato, con gli amici o con i partners.

Oggi tutti coloro che scelgono di rivolgersi alla chirurgia e alla medicina estetica per migliorare la parte superiore del viso desiderano un volto o uno sguardo  ringiovanito, ma senza perderne  l’armonia. Un buon chirurgo plastico dovrà sempre cercare di ottenere un ringiovanimento naturale, durevole, non invasivo e in grado di apportare freschezza senza snaturare la fisionomia del volto.

La blefaroplastica superiore è un intervento di chirurgia estetica che si effettua quando la cute nell’area superiore dell’occhio è in eccesso, andando a coprire  la rima palpebrale specialmente sul margine laterale rattristando lo sguardo.

L’intervento può essere effettuato sia in anestesia locale  (con o senza sedazione). Nell’intervento di blefaroplastica superiore viene valutato e disegnato l’eccesso cutaneo da asportare andando quindi a rimuoverlo. L’incisione sarà nascosta nella piega naturale della palpebra.

Nell’intervento di blefaroplastica inferiore, utile per esempio per la rimozione delle borse, ma non solo, l’incisione viene eseguita a circa 2 mm dalla rima della palpebra inferiore. Il tessuto adiposo in eccesso viene ridistribuito nei vari compartimenti anatomici e se necessario si asporta l’eccesso cutaneo, ridonando freschezza e naturalezza allo sguardo. In entrambi i casi la cute verrà suturata con un filo di sutura molto sottile e il post operatorio non lascerà alcuna cicatrice. Edema ed ecchimosi variano da paziente a paziente e possono essere di lieve o media intensità e scompaiono fra il quinto ed il decimo giorno.

La tossina botulinica invece è indicata per eliminare le rughe presenti soprattutto a livello del terzo superiore del volto. E’ una sostanza prodotta dal batterio Clostridium Botulinum, che iniettata nei muscoli  provoca a livello dei muscoli mimici del volto (contestualmente alla piccola dose concepita per questo tipo di trattamento e ovviamente mirato a seconda del risultato che si vuole ottenere), una riduzione dell’attività contrattile, attenuando così le rughe d’espressione provocate dalla contrazione dei muscoli in questione e ridonando al viso un aspetto eccezionalmente più fresco e più giovane. L’applicazione della tossina botulinica deve essere effettuata da professionisti esperti infatti è necessaria un’ottima conoscenza dell’anatomia dei muscoli mimici per iniettare il prodotto in modo da favorire un “effetto liftante”. Il trattamento si effettua senza alcuna anestesia ed è praticamente indolore.

I pazienti molte volte non sono soddisfatti del loro aspetto e vorrebbero migliorarsi, ma non sanno che cosa fare. Altri ancora sono curiosi oppure non sono troppo convinti, ma si sentono quasi in obbligo nel sottoporsi a qualche trattamento.
Occorre essere molto chiari e non promettere mai miracoli: un vero professionista deve comportarsi anche da psicologo e valutare che le aspettative del paziente non siano eccessive e, soprattutto, che non riguardino sfere personali in cui il ritocco estetico può fare ben poco.

Il volto è l’immagine dell’anima in cui gli occhi ne sono gli interpreti e solo un’armonia fatta di equilibri, di proporzioni e di naturalezza potrà donare allo sguardo e al volto stesso un aspetto migliore e più fresco, protagonista indiscusso di sicurezza e piacevolezza anche verso sè stessi.

Uno sguardo fresco e riposato, un viso tonico, disteso e ringiovanito creano sempre una risposta di ammirazione in chi ci sta di fronte perchè come scrive Paolo Coelho: “Possiamo avere tutti i mezzi di comunicazione del mondo, ma niente, assolutamente niente, sostituisce lo sguardo dell’essere umano”.

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L’intervento di mastopessi: cosa bisogna sapere

L’intervento di mastopessi: cosa bisogna sapere

L’intervento di mastopessi: cosa bisogna sapere

Il seno impera sul corpo di una donna, giovane o meno giovane che essa sia, rimandando a vissuti emozionali e psicologici. Simbolo da sempre di femminilità, fertilità, maternità, è oltremodo rappresentato e vissuto come un attributo sessuale principe, con conseguenze importanti nell’immaginario collettivo, nei valori estetici, nella propaganda di abiti e moda, di cosmetica, di bellezza.

Protagonista dell’arte nei suoi dipinti più audaci, con donne che posavano a seno nudo, o in quelli sacri dove una giovane donna allatta il suo bambino. Nell’arte erotica come in quella religiosa, il nudo mostra il seno non come parte anatomica, ma come veicolo di amore, sensualità, relazione.

Nei secoli il seno è voluto inizialmente grande, anche esageratamente grande, come si nota nelle arcaiche Veneri preistoriche, che oggi possono apparire addirittura dismorfiche e la simbologia che si cela dietro è chiara: col seno florido si inneggia all’abbondanza, alla fertilità, alla ricchezza. Con il passare del tempo la moda lo ha voluto più piccolo, accompagnato da forme piuttosto rotonde e generose dei fianchi, celato o svelato, ma pur sempre evidente, anche nella più oscurantista cultura cristiana, che non esita a ritrarre Madonne discinte o intente ad allattare. Non si tratta mai comunque di un seno troppo piccolo o poco tonico. Il forte inscindibile legame che unisce corpo e psiche è maggiormente evidente nel rapporto che ciascuno ha con le zone del fisico che più richiamano la propria identità di genere (seno, fianchi, tratti del viso) e un seno svuotato per diverse cause, innesca insicurezze e complessi nella donna, soprattutto se giovane, che lo vede come una minaccia per il suo aspetto e per la sua bellezza.

La chirurgia estetica del seno aiuta la donna a vedersi, ma soprattutto a sentirsi diversa, migliore o più giovane, e rafforza inconsciamente la sua autostima e la fiducia in sè stessa. Può intervenire non soltanto per ingrandire il seno con un aumento di volume, ma anche per rassodare il seno, renderlo più giovane, di dimensioni proporzionate, senza imperfezioni come smagliature e rilassamenti. Oggi la chirurgia estetica può creare un seno perfetto, bello ed esteticamente naturale.

Le cause della ptosi (o rilassamento delle mammelle) sono svariate e si legano principalmente al patrimonio genetico della donna, al suo stile di vita e a tutte le mutazioni ormonali più significative (gravidanza e allattamento), al dimagrimento troppo veloce e in ultimo all’età. E’ fondamentale rivolgersi a specialisti in chirurgia plastica esperti, in grado di valutare il quadro completo della situazione fornendo indicazioni e suggerimenti personalizzati circa le tecniche operatorie da adottare.

La mastopessi, più comunemente nota come lifting del seno, è un intervento molto richiesto in chirurgia estetica. E’ indicata per le donne che desiderano risollevare un seno cadente (ptosi mammaria) o ridurre e modificare la forma e le dimensioni dell’areola, senza l’utilizzo di protesi. Non è quindi prevista la variazione del volume della mammella.

L’intervento consiste nel rimodellamento della mammella, asportando la cute in eccedenza, e della ghiandola mammaria, ricreando una conicità ed una elasticità cutanea che erano andate perdute. Per il lifting della ghiandola viene utilizzata la tecnica dell’autoprotesi: la ghiandola mammaria stessa viene rimodellata come se funzionasse da protesi per dare la giusta proiezione ed il corretto risollevamento alla mammella con un discreto grado di pienezza a seconda dei singoli casi.

Le incisioni chirurgiche, un tempo molto estese sono oggi molto più ridotte e limitate esclusivamente a livello periareolare, più un’eventuale incisione verticale.

L’intervento viene eseguito in anestesia generale con ricovero di un giorno e posizionamento, quando necessario, di due drenaggi che vengono rimossi dopo 2-4 giorni. Il dolore è contenuto e controllato da analgesici. La paziente dovrà indossare un reggiseno contenitivo per 1 mese dopo l’intervento e la ripresa lavorativa è prevista dopo 1 settimana (solo in caso di attività particolarmente pesanti è necessario un periodo di convalescenza più lungo).

Non solo mastoplastica additiva quando il protagonista è il seno, perché non basta parlare di taglie. Intervenire sull’estetica di un seno è molto più impegnativo di un semplice aumento volumetrico: la forma e la compattezza nel loro insieme danno armonia ed elegante femminilità.

Pierre de Ronsard, conosciuto come “Il principe dei poeti”, a cui si ispirò Fabrizio De Andrè scriveva “Seni d’avorio, dove abita l’amore”.

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Le protesi mammarie

Le protesi mammarie

Le protesi mammarie

L’utilizzo delle protesi mammarie per aumentare le dimensioni del seno risale alla fine del 1800. Il più antico intervento documentato avvenne in Germania, dove il grasso proveniente da un tumore benigno formatosi sulla schiena di una donna fu asportato e impiantato nel suo seno.

Negli anni sono state sperimentate protesi di diversi materiali, a partire da quelle in paraffina fino al primo utilizzo del silicone nelle prostitute giapponesi del periodo immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale, che pare si siano iniettate il silicone direttamente nel seno.

Le protesi attuali possono essere di diversa natura e forma: alcune presentano un involucro di silicone mentre altre di poliuretano e sono riempite con un gel di silicone con diversi gradi di coesività  per renderle più o meno morbide.

Possono avere una superficia liscia o testurizzata; la loro forma può essere “a goccia” o “rotonda” e a seconda della conformazione fisica della donna, il chirurgo saprà consigliarle quella più idonea. Le protesi rotonde sono simili ad una semisfera e quindi hanno il loro punto di massima proiezione al centro mentre le protesi anatomiche, con una forma simile ad una goccia d’acqua appoggiata ad una superficie verticale, presentano il punto di massima proiezione nella parte bassa, ad una certa distanza dal centro. Ad esempio, quando è presente una ptosi mammaria e cioè quando il seno è un po’ sceso, si può optare per una protesi tonda mentre quando il seno ha perso completamente la propria forma, magari in seguito ad un forte dimagrimento o all’allattamento, si consiglia una protesi a goccia che aiuta a conferire una maggiore pienezza a livello dei quadranti mammari inferiori.

Per una donna il seno rappresenta il carattere sessuale più evidente nel corpo e porta con sé una serie di implicazioni psicologiche profonde e arcaiche. Il seno è anche concepito come un organo simbolico e metaforico con significati diversi, che vanno dall’accoglienza, al nutrimento, al calore materno, alla sessualità, alla bellezza, all’arte, tutti fattori che condizionano la donna a livello culturale e morale. “Il seno si porta”, quasi come un taglio di capelli, un look, una moda.

Nei secoli il seno è apparso inizialmente grande, anche esageratamente grande, come notiamo nelle arcaiche Veneri preistoriche, che oggi vedremmo addirittura dismorfiche. Poi con il passare del tempo la moda lo ha voluto più piccolo, accompagnato da forme piuttosto rotonde e generose dei fianchi, celato o svelato, ma pur sempre evidente, anche nella più oscurantista cultura cristiana, che non esita a ritrarre Madonne discinte o intente ad allattare.

La Chirurgia Estetica mammaria è stata concepita per ingrandire il seno e/o per rassodarlo, per renderlo più giovane, di dimensioni proporzionate, senza imperfezioni come smagliature e rilassamenti, in altre parole: per creare un seno perfetto, bello ed esteticamente naturale. E qualcuno sostiene che anche l’armonia del seno possa essere razionalizzata in numeri con una formula matematica del seno perfetto: secondo uno studio una mammella esteticamente armonica si paragona a un cono ideale posto sopra il piano orizzontale che passa attraverso il solco mammario, il diametro orizzontale della base è simile o leggermente inferiore a quello verticale; la proiezione postero-anteriore misura circa metà del diametro verticale della base; la distanza tra bordo inferiore della mammella e capezzolo è 6-7 cm, tra capezzolo e bordo mammario superiore circa 9-10,5 cm. Sempre secondo lo studio il suo volume ideale è di circa 250-300 cc.

Ma non è solo l’estetica il motivo per cui si ricorre all’impiego di protesi, perchè esiste una primaria importanza psicologica che riveste il seno quando siano necessari interventi su di esso. Ad esempio, una mastectomia (asportazione della ghiandola mammaria) effettuata per eradicare il carcinoma mammario, non porta via solo la mammella ma anche e soprattutto la positività della propria immagine. La donna mastectomizzata si sente donna a metà, senza quella peculiarità corporea che per eccellenza la rende femmina. Ecco dunque l’enorme attenzione che la chirurgia plastica ricostruttiva pone nel rimodellare il seno dopo l’asportazione chirurgica. Le tecniche di ricostruzione del seno sono sempre più affinate e restituiscono un equilibrio tra la percezione del proprio Io corporeo e la personale concezione di normalità.

Anche se la mastoplastica additiva resta sempre ai vertici delle richieste tra gli interventi di Chirurgia Estetica, è crescente il numero di donne che vogliono ridurre il seno (mastoplastica riduttiva) oppure risollevarlo con un lifting (mastopessi).

La Chirurgia Plastica può portare ogni donna a trovare la piacevolezza nell’ammirazione del proprio corpo ed in particolar modo di questa importante parte del corpo, ottenendo la forma e la dimensione che più sente sua e che più rispecchia la sua femminilità.

Una donna senza seno è un letto senza guanciale”, scriveva il Premio Nobel per la Letteratura francese Anatole France.

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