L’eleganza? Anche in sala operatoria, dove la gentilezza diventa tecnica

L’eleganza? Anche in sala operatoria, dove la gentilezza diventa tecnica

La sala operatoria è una bolla di concentrazione assoluta, dove il tempo assume un ritmo diverso, più denso. Varcata la soglia, il mondo esterno si dissolve: restano la luce sul campo operatorio, il respiro regolare del monitor, la sintonia di un’équipe che si muove come un corpo solo. Qui l’eleganza non è un vezzo estetico, ma una forma di intelligenza applicata: una coreografia silenziosa in cui ogni gesto ha un perché, e ogni perché ha conseguenze biologiche misurabili.

Nessun chirurgo opera da solo. L’anestesista è il custode dell’equilibrio vitale: governa la profondità del sonno, la pressione, l’ossigenazione, il dolore che il paziente non avverte ma che il corpo registra comunque. Lo strumentista anticipa, porgendo lo strumento giusto un istante prima che venga richiesto, così che la mano del chirurgo non debba mai interrompere il proprio dialogo con i tessuti. È in questi dettagli, invisibili al profano, che si misura la qualità di un’équipe: nella fluidità, nei silenzi, nelle parole ridotte all’essenziale. Il rumore, fisico e mentale, è il nemico della precisione.

Il chirurgo guida questa danza, e il suo partner è il corpo del paziente. Non è una metafora gentile: è una descrizione tecnica. La chirurgia di qualità è un dialogo in cui la mano non solo agisce, ma ascolta. I tessuti rispondono: la cute ha una sua tensione, il grasso una sua consistenza, il piano sottostante una resistenza che indica dove passare e dove fermarsi. Chi opera con esperienza “sente” questi messaggi attraverso lo strumento, come un musicista percepisce la corda sotto le dita.

Da questo ascolto nascono i principi di ogni intervento ben eseguito. L’incisione netta e leggera, condotta nella direzione corretta rispetto alle linee di tensione cutanea, guarisce meglio e lascia una cicatrice più discreta di un taglio esitante. L’emostasi meticolosa, il controllo di ogni piccolo vaso, impedisce ematomi e raccolte che irritano i tessuti e alimentano l’infiammazione. Lo scollamento atraumatico segue gli spazi naturali del corpo, senza strappare, navigando l’anatomia come un paesaggio fragile e prezioso di cui si conoscono i sentieri.

Questa meticolosità potrebbe sembrare un’ossessione perfezionistica e a volte, va detto, una componente di amor proprio del chirurgo c’è. Ma nella sostanza è una necessità biologica. Il corpo possiede meccanismi di guarigione raffinatissimi: quando un tessuto viene maneggiato maldestramente, quelle cellule subiscono un danno aggiuntivo, indipendente dall’obiettivo dell’intervento. È un trauma “gratuito” che il corpo deve riparare prima ancora di affrontare la guarigione vera e propria.

Un gesto gentile, al contrario, parla il linguaggio del corpo e lavora in armonia con i suoi sistemi di guarigione. E questo non resta un’idea astratta: si traduce in un recupero più rapido, un dolore minore, un rischio inferiore di complicanze e, alla fine, un risultato infinitamente superiore più naturale e stabile nel tempo, perché nato dal rispetto e non dalla forza.

In chirurgia plastica, dove l’obiettivo non è solo guarire ma restituire armonia, tutto questo pesa ancora di più. Il paziente non valuterà l’abilità tecnica in sé, che non può vedere, ma il segno che resta: la qualità di una cicatrice, la naturalezza di un contorno. C’è dunque un’etica nascosta dietro la delicatezza del gesto: sotto i teli sterili c’è una storia, una fiducia accordata, un corpo che dovrà convivere a lungo con ciò che accade in quei minuti. L’eleganza in sala operatoria, in fondo, è questo: sapere che la mano più sicura non è la più forte, ma quella che sa quando fermarsi, dove premere e con quanta leggerezza muoversi.

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Luca Spaziante 

Chirurgo Plastico

Dirigente Medico SCU Chirurgia Plastica Ricostruttiva – AOU Città della Salute e della Scienza, Coordinatore degli ambulatori di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica – GVM Clinica Santa Caterina, Torino, Direttore Scientifico – Art Beauty Clinic, Membro del Comitato Tecnico Scientifico – ACTO Italia e ACTO Piemonte.

Fonte: torinoggi.it

L’eleganza? Anche in sala operatoria, dove la gentilezza diventa tecnica

Dilaga sempre di più il disagio giovanile con il proprio corpo e aumenta il rischio di crescere sentendosi sempre “da correggere”

C’è una domanda che, come chirurgo plastico, mi accompagna sempre più spesso: che rapporto stanno costruendo i giovani con il proprio corpo? È una questione che non riguarda soltanto l’estetica, e nemmeno soltanto la medicina. Riguarda l’identità, l’autostima, il modo in cui si cresce e si impara ad abitare se stessi.

Viviamo in un’epoca in cui l’immagine ha assunto un peso enorme. I ragazzi e le ragazze sono esposti ogni giorno a una quantità impressionante di volti, corpi, modelli di bellezza e rappresentazioni filtrate della realtà. Non si tratta semplicemente di “guardare fotografie”: si tratta di confrontarsi continuamente con corpi selezionati, modificati, ritoccati, illuminati, inquadrati, spesso costruiti per apparire privi di difetti. Il rischio è che, lentamente, ciò che è artificiale venga percepito come normale e ciò che è normale venga invece vissuto come insufficiente.

In ambulatorio questo cambiamento si percepisce. Sempre più giovani arrivano con richieste che, a prima vista, possono sembrare esclusivamente estetiche, ma che in realtà raccontano altro: il timore di non essere abbastanza belli, abbastanza armonici, abbastanza simili a un’immagine idealizzata di sé. A volte si chiede di correggere un dettaglio reale; altre volte si desidera cancellare una caratteristica che non rappresenta affatto un difetto, ma che è stata interiorizzata come tale dopo anni di confronto con modelli irraggiungibili.

È importante dirlo con chiarezza: la chirurgia estetica non deve mai diventare la risposta automatica a un disagio identitario. Può essere strumento prezioso, quando serve a restituire equilibrio, benessere, armonia, soprattutto nei casi in cui un particolare fisico generi una sofferenza concreta e persistente. Ma non può essere trasformata in una scorciatoia per inseguire un’immagine standardizzata, né tantomeno una promessa di felicità.

Come chirurgo, credo che oggi la responsabilità della nostra professione sia anche culturale. Dobbiamo saper ascoltare, distinguere, talvolta accompagnare, a volte fermare. Dire “no” a un trattamento non è una rinuncia alla cura: può essere, al contrario, un atto profondamente medico. Vuol dire proteggere il paziente da un intervento che non risolverebbe il problema reale. Significa ricordare che la chirurgia plastica ha senso quando aiuta la persona a ritrovarsi, non quando la allontana da sé.

E’ anche da queste problematiche che nasce l’incontro “Filosofia della bellezza: educare per generare valore e consapevolezza”, in programma martedì 19 maggio, dalle 10 alle 13, presso la Provincia di Cuneo, Centro Incontri, Sala Luigi Einaudi. Sarà un’occasione per riflettere sul rapporto tra bellezza, identità, corpo e cura, mettendo in dialogo medicina, psicologia, arte e pensiero con ospiti illustri e preparati. Un confronto che considero particolarmente necessario oggi, perché parlare di bellezza non significa parlare di superficialità: significa discutere di persone, di fragilità, di libertà e, soprattutto, di responsabilità.

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Luca Spaziante 

Chirurgo Plastico

Dirigente Medico SCU Chirurgia Plastica Ricostruttiva – AOU Città della Salute e della Scienza, Coordinatore degli ambulatori di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica – GVM Clinica Santa Caterina, Torino, Direttore Scientifico – Art Beauty Clinic, Membro del Comitato Tecnico Scientifico – ACTO Italia e ACTO Piemonte.

Fonte: torinoggi.it

L’eleganza? Anche in sala operatoria, dove la gentilezza diventa tecnica

Quando lo specchio diventa nemico: il lifting tra paure e rinascita

C’è un momento, nella vita di molte donne, in cui lo specchio smette di essere un alleato. Succede gradualmente, quasi senza accorgersene: una mattina ci si sveglia e quel riflesso racconta una storia, o meglio, un’evoluzione che non si è ancora pronti ad accettare.

Elisabetta è una di loro. Donna normalissima – come ce ne sono tante – né appariscente né anonima, con quel tipo di bellezza discreta che si porta addosso senza troppo clamore. Poi un giorno ha pensato bene di farsi un selfie e dopo averlo guardato e riguardato ha deciso che non avrebbe più scattato una foto fino a quando il suo viso non fosse tornato quello di dieci anni fa.

Non è un caso isolato. La psicologia sociale parla di looking-glass, quel meccanismo per cui la percezione che abbiamo di noi stessi raramente coincide con quella che gli altri hanno di noi. Nell’epoca dei social media, questo scarto si è fatto abisso: le immagini viaggiano veloci, raggiungono migliaia di persone, e il confronto continuo diventa una trappola silenziosa anche per donne forti, realizzate, tutt’altro che fragili. Il risultato? Ci si ritrova a inseguire un’idea di sé che appartiene più allo sguardo altrui che al proprio.

Volersi migliorare è legittimo. Il problema nasce quando la decisione viene presa sotto la spinta dell’insicurezza piuttosto che di una scelta consapevole. Il lifting facciale – uno degli interventi più richiesti in chirurgia plastica ricostruttiva – può restituire al viso un aspetto più giovane e riposato, riposizionando i tessuti delle guance e correggendo il cedimento muscolare, senza però stravolgere i tratti originali. Le incisioni vengono praticate in zone non visibili, tra i capelli e dietro le orecchie, e la degenza post-operatoria si aggira intorno a uno o due giorni. La famosa “faccia di gomma”, quella che Elisabetta temeva di vedersi attribuire dopo l’intervento, non è un esito inevitabile. È semmai la firma di chi ha scelto il chirurgo sbagliato, o si è affidata a strutture non adeguate.

Affidarsi a uno specialista serio, con esperienza specifica nel ringiovanimento del viso e un autentico senso estetico, cambia tutto. Un buon chirurgo non omologa i volti: li rispetta. Sa che il confine tra migliorarsi e snaturarsi è sottile, e lo attraversa con la cautela di chi conosce il proprio mestiere. Perché in fondo è questo il punto: non si tratta di inseguire un ideale esterno, ma di ritrovare, attraverso una scelta ponderata e personale, una versione di sé con cui tornare a sorridere serenamente.

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Luca Spaziante 

Chirurgo Plastico

Dirigente Medico SCU Chirurgia Plastica Ricostruttiva – AOU Città della Salute e della Scienza, Coordinatore degli ambulatori di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica – GVM Clinica Santa Caterina, Torino, Direttore Scientifico – Art Beauty Clinic, Membro del Comitato Tecnico Scientifico – ACTO Italia e ACTO Piemonte.

Fonte: torinoggi.it

Sguardo, filosofia, bellezza e chirurgia plastica senza tabù e senza filtri (quelli dei social, almeno)

Sguardo, filosofia, bellezza e chirurgia plastica senza tabù e senza filtri (quelli dei social, almeno)

Paulo Coelho – uno dei più importanti scrittori del ‘900 e non solo- ebbe a sottolineare che niente al mondo sostituisce lo sguardo di un essere umano. Niente. Nemmeno le foto ritoccate dei social, nemmeno le video storie e i reel e nemmeno quelle faccine gialle con gli occhi a cuore che inviamo ai nostri cari nei messaggi di testo.

A ben vedere l’autore brasiliano aveva ragione da vendere: perché lo sguardo comunica ancora prima di aprire la bocca. E lo fa in parecchi modi: seduce, rassicura, spaventa, commuove.

Anche la mitologia “rende omaggio” all’importanza dello sguardo, basti pensare alla leggenda della Medusa, che pietrificava le persone con gli occhi, che non potevano mai essere incrociati.

Per non parlare dell’arte: quante volte abbiamo parlato dell’enigmatico sguardo della Gioconda di Leonardo da Vinci, uno dei più grandi capolavori che il genio toscano ha regalato all’umanità. Gli occhi, verrebbe da dire, dicono molto, quasi tutto, del nostro stato d’animo.

Ma anche questo specchio con il tempo si può rovinare e in determinati casi necessita di essere rimesso a posto: già, perché gli anni passano e lasciano i loro segni.

Che però, per fortuna, non sono indelebili. Compaiono, ad esempio, le cosiddette “zampe di gallina” (termine volgare, ma efficacissimo), le borse palpebrali, le occhiaie. Il volto che una volta brillava come quello di una protagonista di film neorealista inizia a un certo punto a mostrare un aspetto affaticato. È la forza di gravità. È il collagene che se ne va. È, in estrema analisi, la vita.

Ma in tutto questo la buona notizia è che negli ultimi decenni la scienza e la medicina non sono state a guardare ed oggi è in grado di intervenire in molti modi con interventi concreti, sicuri e ampiamente collaudati.

Oggi accenneremo a tre dei più importanti: il primo è la blefaroplastica superiore: quando la cute della palpebra è in eccesso e scende a coprire l’occhio è possibile intervenire con un’incisione nascosta nella piega naturale della palpebra.

Si rimuove la pelle che abbonda, eventualmente le borse adipose e il risultato è uno sguardo di nuovo aperto, fresco, vivo. Generalmente si pratica in anestesia locale, i rischi post-operatori sono ridotti, ed è un intervento molto sicuro, a patto, sia chiaro, di rivolgersi a un chirurgo plastico esperto e qualificato.

Il secondo è la blefaroplastica inferiore: qui l’obiettivo è riposizionare i tessuti dell’area palpebrale inferiore, ridistribuire il grasso nei giusti compartimenti anatomici, restituire al viso quell’aspetto riposato che tutti noi vorremmo conservare.

Anche per questo intervento la procedura è la medesima: anestesia locale, con sedazione. Un’altra opzione molto efficace e ancora meno invasiva è la tossina botulinica.

Purtroppo questa pratica porta ancora con sé uno stigma sociale del tutto immeritato, dal momento che se usata correttamente, sempre da specialisti qualificati ed esperti, agisce sui muscoli mimici del terzo superiore del viso, attenua le rughe d’espressione e regala luminosità. Si fa con micro-punture, non fa male, non richiede anestesia.

Non trasforma nessuno in una maschera di cera, come alcuni pensano ancora. Semmai restituisce, armonia e bellezza e quell’autostima che troppe volte perdiamo guardandoci allo specchio quando notiamo le nostre imperfezioni.

Come sempre vale la “regola d’oro”: la chirurgia plastica etica non cancella gli anni. Se ben praticata modella e fa in modo che il vostro aspetto rispecchi quello che avete dentro.

Proprio perché – come recita il famoso proverbio – lo sguardo è davvero lo specchio dell’anima.

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Luca Spaziante 

Chirurgo Plastico

Dirigente Medico SCU Chirurgia Plastica Ricostruttiva – AOU Città della Salute e della Scienza, Coordinatore degli ambulatori di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica – GVM Clinica Santa Caterina, Torino, Direttore Scientifico – Art Beauty Clinic, Membro del Comitato Tecnico Scientifico – ACTO Italia e ACTO Piemonte.

Chirurgia dell’Anima – 18 aprile 2026, 09:00

Fonte: torinooggi.it

L’eleganza? Anche in sala operatoria, dove la gentilezza diventa tecnica

La chirurgia plastica etica, tra miti social e bellezza autentica

Visi perfetti, modelle e modelli che sembrano scolpiti da un’artista rinascimentale, incarnati levigati fino al limite della realtà.

E, naturalmente sorrisi sempre perfetti: è questo l’orizzonte visivo in cui crescono, oggi nell’epoca dei social media, delle immagini e dell’immagine, molti adolescenti e molti giovani adulti.

Una realtà logicamente falsata, artificiale, che non lascia spazio alla minima imperfezione.

Quella la si scorge al contrario, guardandosi allo specchio, con risultati che troppe volte possono essere più gravi di quanto si pensi: ossessione del confronto continuo, frustrazione, ansia, senso di inadeguatezza, fino ad arrivare, nei casi più fragili, alla depressione e a veri quadri patologici.

Ed è proprio su questi temi che ho deciso di incentrare le mie conferenze, inaugurate proprio questo martedì presso l’Accademia Albertina di Torino e che verranno ospitate, prossimamente, in numerose città.

Già, perché in troppi dopo anni di auto umiliazioni, di frustrazioni, di diete al limite del disturbo alimentare e di utilizzo improprio di tutte le “armi” che la cosmetica offre si trovano in una sala d’attesa del chirurgo plastico, sperando che il medico possa davvero fare quel “miracolo” in grado, dal loro punto di vista, di cambiargli finalmente la vita.

Ma proprio perché i sopracitati modelli sono tanto perfetti quanto irrealistici, non potrà essere un intervento chirurgico a risolvere una situazione che ha a che fare con la psiche più che con il soma. Potrebbe, al contrario, paradossalmente, peggiorare ulteriormente le cose.

Intendiamoci, la buona chirurgia plastica c’è e va usata quando serve. In caso di un naso problematico che magari provoca anche disturbi di respirazione l’intervento può essere indicato.

Se c’è qualcosa che non va che si può correggere, nulla di male nel farlo. Ma se il paziente si presenta con la foto del noto calciatore o la paziente con i post ultra filtrati di una delle tante influencer, allora il chirurgo deve ricordarsi che esiste un’etica e che a volte occorre saper dire di no, e inviare magari la persona verso un altro specialista che lavori sull’accettazione della propria bellezza, quella autentica, fatta anche dalle nostre imperfezioni.

Per questo oggi serve un nuovo paradigma della bellezza. Una bellezza non assoluta, non omologata, non ridotta a formula estetica.

La vera bellezza è un’altra cosa: è coerenza tra ciò che una persona sente di essere e ciò che il suo aspetto esprime. Non solo: per avere un senso, deve generare valore e consapevolezza, come diceva Platone. Non deve creare dipendenza dagli sguardi degli altri, ma accompagnare la persona nel tempo, aiutandola a riconoscere una bellezza più vera, più umana, più compatibile con l’armonia e la vita.
CHI AVESSE PIACERE DI RICEVERE UNA COPIA DEL LIBRO CHIRURGIA DELLANIMA: OLTRE LA FORMA VERSO LESSENZA” PUO’ PRENOTARE UN INCONTRO CON IL DOTTORE IN UNO DEI SUOI STUDI INVIANDO UN WHATSAPP AL NUMERO 333.352.81.25

Luca Spaziante 

Chirurgo Plastico

Dirigente Medico SCU Chirurgia Plastica Ricostruttiva – AOU Città della Salute e della Scienza, Coordinatore degli ambulatori di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica – GVM Clinica Santa Caterina, Torino, Direttore Scientifico – Art Beauty Clinic, Membro del Comitato Tecnico Scientifico – ACTO Italia e ACTO Piemonte.

Chirurgia dell’Anima – 11 aprile 2026, 09:00

Fonte: targatocn.it

 

Da Torino via alle conferenze sulla filosofia della bellezza

Da Torino via alle conferenze sulla filosofia della bellezza

L’evento Martedì 31 marzo, alle 17.30, presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, il Dott. Luca Spaziante (Chirurgo Plastico, Dirigente Medico SCU Chirurgia Plastica Ricostruttiva – AOU Città della Salute e della Scienza, Coordinatore degli ambulatori di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica – GVM Clinica Santa Caterina, Torino, Direttore Scientifico – Art Beauty Clinic, Membro del Comitato Tecnico Scientifico – ACTO Italia e ACTO Piemonte) inaugurerà il ciclo di conferenze dal titolo «Filosofia della bellezza: educare per generare valore e consapevolezza», legato al suo progetto editoriale Chirurgia dell’anima: oltre la forma verso l’essenza. All’evento parteciperanno, tra gli altri, la Dott.ssa Paola Gribaudo, Presidente dell’Archivio Gribaudo, Livio Tranchida, Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino, Elisa Picardo, Ginecologa presso l’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino e Presidente ACTO Piemonte e Ugo Nespolo, noto artista piemontese.

L’iniziativa nasce con l’intento di promuovere una riflessione culturale e sociale sul significato contemporaneo della bellezza e sul rapporto, sempre più complesso e talvolta problematico, che molti giovani sviluppano con il proprio corpo e con la propria identità. In un contesto dominato dalla diffusione di modelli estetici spesso irrealistici e uniformanti, amplificati dai social media, diventa fondamentale aprire spazi di dialogo e consapevolezza capaci non solo di restituire alla bellezza una dimensione più autentica, personale e identitaria, ma soprattutto di contrastare un disagio psicologico giovanile sempre più dilagante. Il progetto si propone di sensibilizzare le nuove generazioni a sviluppare uno sguardo critico e consapevole, orientato verso la valorizzazione della propria individualità, dell’equilibrio interiore e della relazione armonica tra corpo, mente e identità personale.

All’interno di questa riflessione svolge un ruolo fondamentale la chirurgia plastica: una disciplina che, quando guidata da un solido principio etico e da una visione umanistica della cura può rappresentare per molte persone un importante strumento di recupero del proprio benessere psicofisico e sociale. L’intervento sul corpo non si configura necessariamente come ricerca di perfezione estetica, ma può diventare un percorso di riconciliazione con la propria immagine, contribuendo a ristabilire un equilibrio profondo tra l’aspetto esteriore e la dimensione più intima dell’individuo.

Attraverso contributi che intrecciano filosofia, arte, medicina e psicologia, il ciclo di incontri, che si svolgerà su tutto il territorio nazionale, intende offrire un’occasione di confronto tra mondo accademico, istituzioni e nuove generazioni. L’obiettivo è promuovere una cultura della bellezza fondata sulla consapevolezza, sul rispetto dell’identità individuale e su un’etica della cura della persona: un nuovo paradigma in cui la bellezza non sia uno standard imposto o una semplice forma esteriore, ma espressione autentica dell’essere e percorso di armonia tra corpo, anima e identità.

Per info e prenotazioni inviare un WhatsApp al numero: 333 3528125

Mara Martellotta

Fonte: iltorinese.it


Martedì 31 marzo, alle 17.30, presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, il Dottor Luca Spaziante (Chirurgo Plastico, Dirigente Medico SCU Chirurgia Plastica Ricostruttiva – AOU Città della Salute e della Scienza, Coordinatore degli ambulatori di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica – GVM Clinica Santa Caterina, Torino, Direttore Scientifico – Art Beauty Clinic, Membro del Comitato Tecnico Scientifico – ACTO Italia e ACTO Piemonte) inaugurerà il ciclo di conferenze dal titolo «Filosofia della bellezza: educare per generare valore e consapevolezza», legato al suo progetto editoriale Chirurgia dell’anima: oltre la forma verso l’essenza. All’evento parteciperanno tra gli altri la Dott.saa Paola Gribaudo, Presidente dell’Archivio Gribaudo, Livio Tranchida, direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute, Elisa Picardo, ginecologa presso l’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino e Presidente ACTO Piemonte e Ugo Nespolo, noto artista piemontese.

A portare i saluti istituzionali saranno il Presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio e l’Assessore regionale al Bilancio, finanze e programmazione economica e finanziaria, Sviluppo delle attività produttive: industria, artigianato, Pmi e imprese cooperative, Internazionalizzazione e attrazione investimenti, Andrea Tronzano.

Il progetto

L’iniziativa nasce con l’intento di promuovere una riflessione culturale e sociale sul significato contemporaneo della bellezza e sul rapporto – sempre più complesso e talvolta problematico – che molti giovani sviluppano con il proprio corpo e con la propria identità.

In un contesto dominato dalla diffusione di modelli estetici spesso irrealistici e uniformanti, amplificati dai social media, diventa fondamentale aprire spazi di dialogo e consapevolezza capaci non solo di restituire alla bellezza una dimensione più autentica, personale e identitaria, ma soprattutto di contrastare un disagio psicologico giovanile sempre più dilagante.

Il progetto si propone di sensibilizzare le nuove generazioni a sviluppare uno sguardo critico e consapevole, orientato verso la valorizzazione della propria individualità, dell’equilibrio interiore e della relazione armonica tra corpo, mente e identità personale.

Il ruolo della chirurgia plastica

All’interno di questa riflessione svolge un ruolo fondamentale la chirurgia plastica: una disciplina che, quando guidata da un solido principio etico e da una visione umanistica della cura può rappresentare per molte persone un importante strumento di recupero del proprio benessere psicofisico e sociale.

L’intervento sul corpo non si configura necessariamente come ricerca di perfezione estetica, ma può diventare un percorso di riconciliazione con la propria immagine, contribuendo a ristabilire un equilibrio profondo tra l’aspetto esteriore e la dimensione più intima dell’individuo.

Un approccio interdisciplinare 

Attraverso contributi che intrecciano filosofia, arte, medicina e psicologia, il ciclo di incontri – che si svolgerà su tutto il territorio nazionale – intende offrire un’occasione di confronto tra mondo accademico, istituzioni e nuove generazioni. L’obiettivo è promuovere una cultura della bellezza fondata sulla consapevolezza, sul rispetto dell’identità individuale e su un’etica della cura della persona: un nuovo paradigma in cui la bellezza non sia uno standard imposto o una semplice forma esteriore, ma espressione autentica dell’essere e percorso di armonia tra corpo, anima e identità.

Fonte: torinooggi.it